Ora – Jovanotti

Jovanotti, anzi no, Lorenzo Cherubini perde il fratello il 22 Ottobre del 2007: “la morte è entrata nella nostra famiglia, come in Cent’anni di solitudine. Marquez parla di Macondo come di una città dove non è mai morto nessuno. Noi eravamo Macondo, ma quando muore qualcuno Macondo non è più quel luogo di magia incontaminata, diventa un altro posto, dove tutto conta, dove tutto sembra che ti sfugga dalle dita. Ora molto è cambiato: i genitori invecchiano, e vedere cosa può provocare la morte di un figlio in loro, essere testimoni di questo fa diventare pazzi. O più saggi: s’impara a dare alle cose il giusto valore, a collocarle in una prospettiva. Quando posso vado al cimitero, e mi metto lì. Non faccio nulla, cerco di mettere a frutto la sua eredità”. Il chicco di grano morto ha dato il suo frutto. E Jovanotti lo canterà in Fango: “io lo so che non sono solo, anche quando sono solo, io lo so che non sono solo, anche quando sono solo, e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango”. I piedi sulla terra, il corpo disteso per terra. Il volto e le mani rivolte in alto, verso il cielo. Ogni cicatrice è un autografo di Dio. Il brano vincerà con merito la prima edizione del ‘Premio Mogol’, assegnato all’autore del miglior testo dell’anno da una giuria presieduta dallo stesso Mogol.

Dopo lo straordinario successo dell’album ‘Safari’ – per vendite, presenze ai concerti e riconoscimento della critica – Jovanotti virerà completamente, realizzando tre anni dopo un disco dalle sonorità elettroniche, travolgenti. Innanzitutto da ballare. Io danzo. La bella vita. Megamix. Dabadabadance. Un album di puro svago? Per una festa infinta? Sì e no, perché anche in questa circostanza un chicco di grano morto aveva dato i suoi frutti: “da quando tre anni fa è morto mio fratello Umberto, mia mamma è morta un po’ anche lei. Qualcosa è crollato e io mi sono ritrovato ad avere a che fare con una mamma che non era più una mamma, ma un essere ferito, che non riusciva più nemmeno a piangere. Poi si è ammalata a giugno e ho fatto il disco facendo avanti e indietro dall’ospedale. La andavo a trovare, l’abbracciavo – una cosa che non ho mai fatto da ragazzino – e lei odorava di mamma. Negli ultimi tempi non parlava più, non apriva nemmeno più gli occhi, ma c’era. C’erano anche altre persone ricoverate che mi hanno fatto capire quanto fosse importante per loro la mia musica, allora ho pensato di fare qualcosa che facesse stare bene la gente. E poi mia mamma era orgogliosa di me e le piacevano le canzoni allegre”. Ed ora? “Adesso, averla persa davvero, mi dà un dolore fisico. Adesso devo fare i conti col fatto che non c’è più ed è una cosa che non ho ancora elaborato”. Infatti – canta Lorenzo – cosa s’impara dal dolore non so, ma credo ancora che tutto un senso ha; si prova dolore dal quale non c’è mai un pensiero che ti consola, eppure siamo l’elemento umano della macchina e siamo liberi sotto le nuvole. Possiamo essere altro. ‘Ora’ – che non a caso è una parola centrale in alcuni brani del disco: Amami…ora, Quando sarò vecchio…ora. Ma è soprattutto il titolo dell’album, ripreso dall’omonimo brano: “una canzone che celebra l’attimo presente e che mi serve a vedere in una luce più calda e positiva il tempo in cui vivo e nel quale mi gioco l’esistenza insieme ai miei contemporanei”.

Sì, perché nel mondo ti “dicono che è vero” che ogni amore naufragherà nell’abitudine, che ogni speranza verrà delusa, che con la morte finirà tutto. E di nuovo nel mondo ti “dicono che è vero” che siamo determinati sin dalla nascita, che ogni entusiasmo verrà frustrato, che i problemi si risolvono in modo univoco. E da sempre nel mondo ti “dicono che è vero” che i sognatori diventeranno vecchi cinici, che ogni slancio è destinato ad essere mortificato, che in realtà siamo noi ad esser fermi… Ma il Lorenzo che guarda sempre in faccia il mondo reagisce, mettendo in crisi questo mondo: “anche se fosse vero non sarebbe giustificazione per non farlo più, per non farlo più”. Che cosa? Amare. Sperare. Credere. Cambiare. Entusiasmarsi. Cercare soluzioni. Sognare. Muoversi, Lanciarsi. Sul lungomare del mondo. Quando? “Ora”. E questo lo dice a Lorenzo la voce che soffia nel vento. Questa è la risposta che soffia nel vento. Sì, “non c’è montagna più alta di quella che non scalerò: ora”. “Non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò: ora “.  E se la montagna da scalare sta tutta in quel sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato solo davanti al cielo – rivolto alla madre morta; la scommessa da giocare, la gloria da ricercare, è ancora quella di duemila anni fa: considerando che l’amore non ha prezzo, sono disposto a tutto per averne un po’, considerando che l’amore non ha prezzo, lo ‘pagherò’ offrendo tutto l’amore che ho.