Domenico Modugno – Malarazza

Estate 2011. Salento. Festival ‘Birra e Sound’ di Leverano. Salgono sul palco Roy Paci & Aretuska, gruppo musicale ska sulla breccia da un decennio. Il pubblico è già entusiasta, ma sulle note della prima canzone esplode in un boato: “Tu ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia nu bastone e tira fori li denti!”.

Sarà il momento politico, sarà uno di quei periodi della vita in cui la nostra parte peggiore trascina l’altra, resta che tutti cantiamo quel ritornello a squarciagola. Con passione e, bisogna pur ammetterlo, condivisione. Il resto della canzone scivola via in un dialetto poco comprensibile ma estremamente ballabile. Finisce la serata. La catarsi è avvenuta. Nessuna bastonata, nessun digrignar di denti. Si torna a casa con gli autobus messi a disposizione dal comune per evitare l’inutile strage del sabato sera. Il giorno dopo, però, volendo riascoltare il brano, mi rendo conto di non conoscerne il titolo. Una breve ricerca in rete mi conduce a ‘Malarazza’, canzone registrata alla Siae nella versione di Domenico Modugno.

Le sorprese, però, non finiscono qui. Il testo di ‘Malarazza’, infatti, è ripreso dal Lamentu d’un servu o santu crocifissu pubblicato nel 1857 dal marchese Lionardo Vigo Calanna nella Raccolta di canti popolari siciliani. Inoltre, come già avvenuto tante volte da quando, ventenne, ho cominciato ad ascoltare i testi delle canzoni oltre che a sentirne la musica, scopro con meraviglia che il brano è strettamente legato alla religione, poiché in realtà rappresenta una preghiera rivolta al Cristo crocifisso: “Un servo tempu fa rinta ‘na piazza, / pregava Cristu in cruce e ci ricia: / ‘Cristu, lu me patrune mi strapazza, mi tratta comu un cane pi la via, / si pigghia tuttu cu la so’ manazza, / mancu la vita mia rici ch’è mia? / Distruggila, Gesù, sta Malarazza! / Distruggila, Gesù, fallo pi mmia! Sì…fallo pi mmia!?”.

Una richiesta non proprio cristiana in quanto a violenza da esercitare di fronte alle ingiustizie causate dal potere economico. Tanto meno cristiana appare la risposta di Gesù: “Cristo me rispunne dalla croci: / “Forse si so spezzate li to brazza? / Cu vole la giustizia si la fazza! / Nisciun’ormai ‘cchiù la farà pi ttia! / Si tu si ‘n’uomo e nun si testa pazza, / ascolta bene sta sintenzia mia, / ca iu ‘nchiudatu in cruce nun saria / s’avissi fattu ciò ca ricu a ttia? / ca iu ‘nchiudatu in cruce nun saria!?”. Ed infatti a metà dell’Ottocento si provvide subito a consentirne la pubblicazione solo in un’edizione riveduta e corretta: “E tu chi ti scurdasti, o testa pazza, / chiddu ch’è scrittu ‘nta la Liggi mia? / Sempri in guerra sarà l’umana razza / si cu l’offisi l’offisi castija! / A cu l’offenni, lu vasa e l’abbrazza e in Paradisu sidirai ccu mia: / m’inchiuvaru l’ebrei ‘nta sta cruciazza: / e Cielu e Terra disfari putia!”. Correzione ineccepibile teologicamente, salvo per il precipitato antigiudaico proprio della cultura dell’epoca. Ma non in grado di cogliere il senso profondo, e paradossale, del testo.

Senso svelato dal brano evangelico in cui Gesù gettò fuori dal Tempio, usando una frusta di cordicelle, coloro che sfruttavano un problema pratico legato al rituale (acquisto di animali puri per i sacrifici, cambio di valuta straniera per pagare l’imposta sul culto), e che perciò avevano trasformato il santuario da luogo innanzitutto di preghiera, ed aperto a tutti, a luogo soprattutto di mercato e di commercio, speculando sul desiderio umano di avvicinare Dio. Similmente, crediamo, l’anonimo cantore siciliano immaginò un Gesù crocifisso che – in modo umoristico, quasi satirico – esorta ad un comportamento analogo il povero contadino maltrattato ed umiliato dal potere economico di turno proprio in quel santuario di carne valutato da Gesù molto più importante di quello in mattoni. Il santuario del proprio corpo, ridotto allora come ora ad oggetto di interessi sempre altrui…

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Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.