L’ora (mai abbastanza) giusta

L’ora (mai abbastanza) giusta

È da molto tempo che desideravo visitare la comunità di Taizé, in Francia. Molti me ne hanno sempre parlato con grande entusiasmo e finalmente ci sono potuto andare.

Dopo la proposta biblica del mattino, divisi in piccoli gruppi condividiamo le suggestioni della Parola. Il mio gruppo è parecchio eterogeneo: c’è una ragazza americana protestante figlia di un pastore, un ragazzo tedesco separato dalla compagna con una figlia di 8 anni, una studentessa di psicologia, un ragazzo olandese ateo che il prossimo anno forse riceverà il battesimo, una studentessa di teologia che aspira a diventare collaboratrice del parroco. Inizialmente stranieri l’un l’altro, per provenienza e per vita vissuta, la confidenza cresce giorno dopo giorno. Fino a scoprire che uno tra i tanti motivi che ci ha spinti fino a lì è il medesimo: “Sono qui per fermarmi, per avere la possibilità ora di fare un po’ di silenzio”, un po’ tutti ce lo diciamo.

Ma qual è l’“ora” giusta per me? Mi accorgo di vivere un paradosso, che evidentemente non è solo mio ma anche dei ragazzi con cui condivido la settimana: mi lamento di non avere tempo a sufficienza per me, ma sono a disagio quando capita di non avere nulla da fare. L’ora attuale ha sempre qualcosa che non va, non è ancora perfetta per fare quello che tanto desidererei fare, non è abbastanza, non è preparata a sufficienza, proiettato in avanti preferisco attendere un’ora migliore, quella sì sarà quella giusta.

Gesù ha vissuto fino in fondo quella che era la sua ora: “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato” “Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? (…) Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora” (Gv 12, 23.27). Vorrei in questo tempo così vicino alla Pasqua non avere sempre la valigia pronta per scappare verso un momento che forse potrebbe essere più propizio. Anche a Taizé ho avuto talvolta l’impressione che durante la preghiera non accadesse granché. Forse non era l’ora giusta mi sono detto, forse stavo perdendo del tempo.

Ma accade spesso che ciò che è vicino e intimo spesso non lo si comprenda nella sua immediatezza, ma solo dopo un certo tempo, in cui si realizza che qualcosa è accaduto e che ha lavorato dentro di te. È in fondo quello che hanno vissuto anche gli apostoli, il Cristo era con loro, e di certo quella era l’ora giusta! Ma solo dopo la Resurrezione poterono realizzare e comprendere a pieno tutto quanto avevano vissuto con lui e quanto la sua presenza tra loro li aveva intimamente trasformati.

Cristiano Vanin

 

Foto: Flickr /  Maciej Biłas