Air e il cristianesimo che le riporta la luce

“La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato di più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono fatte in Dio” (Gv 3, 17-21)
Air è una giovane donna kariana, nata in un piccolo villaggio sperso nella giungla nella provincia di Lampang, nella diocesi di Chiang Mai, seconda città della Thailandia. La sua luce si chiama amore. Un amore apparentemente impossibile, perché viene da Dio. Un concetto ostico in una società pervasa dal buddismo theravada che non riconosce un vero, unico, dio, e dagli innumerevoli spiriti di un animismo severo, che va essenzialmente rispettato. Solo dopo vissuto. Il cristianesimo, per Air e per molti thailandesi provenienti dai villaggi etnici rappresenta una liberazione, l’uscita da un’oscurità a tratti opprimente e l’approdo a una luminosa gratuità.