Jovanotti – Tanto Tanto Tanto

Jovanotti – Tanto Tanto Tanto

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è “l’artista italiano che meglio di altri ha accompagnato la crescita professionale con una maturazione interiore” – ha scritto Alessandro Cannavò introducendo un dialogo sul Tempo svoltosi anni orsono tra il nostro cantante ed il monaco Enzo Bianchi. “Il bello del mio lavoro è che posso riassumere in due, tre parole, la confusione che ho avuto nei due, tre anni in cui sono stato lontano dalle scene”, confessava Lorenzo, riferendosi al difficile periodo (familiare e musicale) attraversato nei primi anni duemila.

Una sorta di traversata nel deserto da cui è riemerso il Jovanotti che ora tutti conosciamo. Anche grazie ad una bussola particolare: “Ho letto la Bibbia. Come pratica giornaliera: le dedicavo un’oretta e cercavo di afferrare la storia. Ho finito per innamorarmi delle storie. Al di là dell’aspetto divino, nella Bibbia vedo le persone di tutti i giorni…”. Il precipitato di quegli anni di silenzio fu l’album ‘Buon sangue’. Titolo non casuale se pensiamo ad una frase tratta dal brano ‘Penelope’: “nella Bibbia c’è scritto che il Signore si servì di una puttana per entrare a Gerico”.  – Ma allora si può sperare per tutti, prof! – esclamò a suo tempo una studentessa. Sì, ma tale livello di comprensione del divino, e compassione verso l’umano, è strettamente legato al messaggio insito nel singolo d’esordio dell’album, quel ‘Tanto, Tanto, Tanto’  il cui significativo testo deve essere affiancato dalla visione del video che lo accompagna e ne chiarifica il senso.

L’ambiente richiama il deserto. Due ‘Cherubini’ si incontrano, e si confrontano. L’uno piccolo e mortale. Solo con la sua chitarra. In crisi. Pensa “al deserto” e al “male” nel mondo, è “meno sereno di un tempo”, ha risultati “alti e bassi”, con “molte distrazioni”. Nonostante ciò, l’impegno è “immenso”, e vive il suo tempo in modo “denso”; “a volte” è felice, vede del “bene” nel mondo. Di fronte a lui si pone un alter-ego gigantesco e onnipotente. In realtà, una proiezione divina del proprio io. (D)Io.

Le sue domande incalzanti sembrano mosse dal piacere provocato da un gioco in cui ride di tutto e di tutti, e che sfocia in un atteggiamento duro e violento nei confronti del primo: fa tremare la terra con i piedi e le mani, gli punta di continuo l’indice, fa tuonare l’aria con la chitarra, lo mette in fuga con una tempesta di sabbia, lo sballotta sul palmo della mano. Il piccolo Lorenzo, però, ancora crede di avere uno scopo: “viaggiare”. Ancora crede di essere innamorato e, “a suo modo”, riamato. Ed il grande Lorenzo, in effetti, si abbassa sempre di più, finendo per restare ammutolito davanti alla domanda finale dell’altro: “E tu, come stai?”.

Per Jovanotti, dunque, si può e si deve uscire dal deserto e dalle sue molteplici tentazioni egolatriche. Come il cantante esorterà a fare, rivolgendosi a tutti – dai “Papi” alle “prostitute sacre” – nel brano ‘Coraggio’: “coraggio, questo è un posto selvaggio, è ora di mettersi in viaggio”. Affidandosi ad altro, fidandosi degli altri – suggerirà Jovanotti nel secondo singolo estratto dall’album, ‘Mi fido di te’.

Ma “quando si crede, si rischia”, avvertiva Enzo Bianchi. Ed infatti, “cosa sei disposto a perdere?” è la domanda ricorrente nel ritornello del brano. In questo senso diventano significative le immagini del corrispondente video, dalle quali si intuisce come il piccolo Lorenzo sia tornato in città, in mezzo alla gente, con quel poco che ha – la chitarra – e che subito condivide con chi incontra, innescando un circolo virtuoso che porterà un barbone a donare il suo scialle, da tutti rifiutato, all’unico più nudo di lui: un Cristo crocifisso, solitario nel deserto della sua chiesa. Perciò, di nuovo, in questo Tempo di Quaresima, “cosa sei disposto a perdere?”