corpo

Risorti con il corpo

Risorti con il corpo

DARE CORPO

38. Le penitenze – approfondisce Yannaras – «non sono forme di resistenza e di lotta individuale, piuttosto di sottomissione dell’individuo all’esperienza e alla vita universale della Chiesa. Il combattimento diviene evento di comunione. Con questo contenuto l’ascesi non è diminuzione e immiserimento della vita, inimicizia per il corpo e disprezzo della materia: come l’hanno fatta apparire i vari  manichei e puritani. Nella tradizione della Chiesa l’ascesi è amore per la “perfezione mai compiuta” che è l’integrale compimento personale, il ristabilimento nella sua prima bellezza dell’annerita immagine di Dio nell’uomo».

33. In tale prospettiva di recupero dello stato edenico, «divino», della materia, la penitenza acquista un valore positivo e quasi gioioso che ci rammenta l’altro passo evangelico: «Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». (Mt 6, 16-17). Forse non si tratta soltanto di una regola di umiltà, si allude invece alla ricompensa «segreta» di una glorificazione del corpo che è già prefigurata dal lavarsi il volto e profumarsi la testa…

31. L’ascesi non è dunque «mortificazione» del corpo, ma la sua esaltazione massima, il suo ritorno all’origine divina. Se l’ipotesi è vera, si tratta di un capovolgimento di prospettiva carico di conseguenze anche nella pratica; il digiuno, per esempio, rappresenta il tentativo di sottrarsi alla pesantezza delle membra o alla schiavitù della fatica per procurarsi il cibo; l’astinenza rimanda allo stato paradisiaco dell’assenza di passioni ingovernabili; il sacrificio di qualcosa rivela la libertà dell’essere superiori alla necessità… Ma ognuna di queste azioni senza la pretesa di ottenerne il compimento assoluto.

Il corpo reso schiavo

Il corpo reso schiavo

DARE CORPO

29. «La nostra battaglia non è contro la carne e il sangue, ma contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete dunque l’armatura di Dio…». (Ef 6, 11-12). Forse non è chiaro a noi moderni che cosa Paolo intenda con «spiriti del male», senz’altro però due cose sono chiarissime in questo celebre brano: anzitutto la lotta spirituale non deve puntare alla materia, al corpo, e poi l’«armatura» non proviene da tecniche o regole ascetiche, bensì «da Dio»…

I reni e l’anima

I reni e l’anima

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