La Tag Cloud della Passione

Gesù nei Vangeli è sempre in cammino. E anche le sue ultime ore raccontate dall’evangelista Marco lo mostrano così, da Betania fino al Golgota. E poi anche dopo la Resurrezione. “È un uomo che va dalla lode alla disaffezione e dalla disaffezione alla morte, sempre andando, camminando sempre” scrive Christian Bobin nel suo L’uomo che cammina.

E di fronte alla morte, a quella morte, la domanda di sempre, da sempre, è la stessa:  L’uomo disse a Gesù, il Re: “Perché?”. Abbiamo provato ad analizzare il racconto della Passione di Marco 14,1-15,47 – che la liturgia ci propone nella Domenica delle Palme – con una Tag Cloud, il meccanismo che visualizza in un disegno le parole più ricorrenti in un determinato testo, segnando con un carattere più grande quelle che compaiono più volte. Ricomponendo così il Passio di Marco – un po’ gioco, un po’ suggestione – il risultato è proprio questo: L’uomo disse a Gesù, il Re: “Perché?”

In effetti, è quello che ancora sconvolge, scandalizza, sorprendentemente più della Resurrezione. Non tanto i “lontani”, i non-credenti. O gli snob. No. Scandalizza, magari nel silenzio del cuore, sopratutto tanti di noi che ci diciamo credenti: il Figlio di Dio, il re del mondo, no, non può essere così! Che senso ha che muoia così un Dio onnipotente?

Ha scritto ancora Bobin di quell’uomo che cammina: “Non si può prestare credito alla sua parola sulla base della potenza che ne è storicamente scaturita: la sua parola è vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, nudo, debole, povero: messo a nudo dal suo amore, reso debole dal suo amore, fatto povero dal suo amore. Questa è la figura del più grande re d’umanità, dell’unico sovrano che abbia chiamato i propri sudditi a uno a uno, con la voce sommessa della nutrice. Il mondo non poteva sentirlo. Il mondo sente solo quando c’è un po’ di rumore o di potenza. L’amore è un re privo di potenza, Dio è un uomo che cammina ben oltre il tramonto del giorno”.