La luce, le tenebre e l’azzardo

La luce, le tenebre e l’azzardo

Lina da qualche tempo va a fare la spesa con il marito. Li puoi incontrare tra le corsie del supermercato, lei che spinge il carrello e sceglie i prodotti, lui che la segue e sembra a disagio. Si capisce che avrebbe lasciato volentieri a lei quest’incombenza, come ha fatto in tutti i lunghi anni della loro vita insieme, ma non si può più. Dopo un periodo di crisi, e di inspiegabili difficoltà per arrivare a fine mese con la pensione, si è accorto che la moglie è malata di gratta e vinci: non riesce a resistere, se qualcuno non la controlla ne compra almeno uno ogni giorno, quando va a prendere il pane. “Finchè erano solo quelli da un euro, non me ne accorgevo. Ma adesso aveva cominciato con quelli da cinque, da dieci… anche cinquanta euro a settimana, noi ci dobbiamo mangiare con quei soldi!”.

La diffusione del gioco d’azzardo è un tema scottante. La percentuale di italiani che ha puntato del denaro, almeno una volta, su uno dei tanti giochi presenti sul mercato (gratta e vinci, lotto, superenalotto, slot machines, scommesse sportive…) è vicina al 50% della popolazione. Tra loro, quasi due milioni sono le persone considerate a rischio, ossia che camminano pericolosamente sul ciglio della ludopatia, una vera e propria dipendenza: il gioco diventa una droga, qualcosa di cui non si può fare a meno. Le vittime principali sono  i più fragili: gli anziani, i giovanissimi, i disoccupati. Gli effetti di questa patologia vanno ben oltre il danno economico, a volte la rovina finanziaria, di chi ne è affetto: molto più profondamente, il gioco si frappone nelle relazioni familiari, nella scuola e nel lavoro, prende il primo posto e scalza ogni altro impegno, ogni altro affetto.

Secondo SlotMob, associazione di cittadini mobilitati contro la diffusione del gioco d’azzardo, il decreto sul riordino del settore attualmente in discussione in parlamento tende a sacrificare le esigenze di tutela della salute pubblica: “Non c’è mai stato un vero dibattito culturale su questo argomento e ora che si sta per portare a termine una riforma così importante, ci troviamo a doverne discutere in tempi ristrettissimi. C’è un deficit di democrazia”. (Radio Vaticana, 10.03.15). E’ davvero così? Sta di fatto che si sente parlare poco di questo argomento nei media mainstream.

In questo panorama, il Vangelo di domenica ci viene incontro con una provocazione forte, che può diventare anche un autentico criterio di lettura del reale: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19).

Una regolamentazione su un tema difficile viene discussa in tempi stretti, la sensazione è che sia lasciata nell’ombra: sarà una legge buona?

Foto: Flick / Flicker Free

Tagged , , , , , .

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato. Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.