Giuseppe, il cireneo che veniva dai campi (di calcio)

Giuseppe, il cireneo che veniva dai campi (di calcio)

Ex promessa del pallone, il giovane imprenditore catanese si è rimesso in gioco in una squadra di volontari

«Circa 10 anni fa, ho visto un anziano a terra sul marciapiede e, pensando stesse male, mi sono fermato per prestargli aiuto, ma in realtà chiedeva l’elemosina. Si chiamava Francesco e la moglie lo aveva buttato fuori di casa perché non lavorava; sentendo questo, gli ho lasciato qualcosa in denaro offrendomi di rincontrarlo l’indomani. Francesco, però, non si è fatto trovare, ma l’ho ritrovato parecchi mesi più tardi in una piazza centrale di Catania. Da allora siamo diventati amici e, non avendo dimora, cercavo di sostenerlo come potevo con cibo e vestiti. Ma la piazza era troppo centrale e così Francesco dava fastidio al decoro pubblico tanto che la Polizia Municipale più volte era intervenuta per allontanarlo. Che fare allora? Un prete mi indicò chi avrebbe potuto fare qualcosa: Giuseppe Messina. Ricordo come se fosse adesso questo incontro: Francesco si fece trovare questa volta, Giuseppe si rivolse a lui prima aiutandolo ad alzarsi, dandogli la mano nonostante la grande sporcizia e  poi dicendogli “verresti stasera a casa mia? Ti lavo, ti do da mangiare e ti faccio dormire in un letto”. Poche parole semplici, ma dette con amore, e subito il “sì” di Francesco che finalmente aveva trovato un nuovo amico ed una casa vera».

È il racconto dell’incontro che ha dato inizio all’impegno per i senza dimora e migranti di Giuseppe Motta, imprenditore catanese di 35 anni, sposato con Antonella, padre di Beatrice e Samuele. Da bambino era una promessa del calcio ed ha giocato nelle giovanili dell’Inter, della Reggiana, della Juventus e dell’Arsenal.

Nel giro di pochi anni la sua carriera si è interrotta per molteplici infortuni che gli hanno fatto subire cinque interventi chirurgici: «Non appena ho realizzato che il mio sogno di diventare calciatore si era ormai infranto dopo tanti sacrifici, ho passato un periodo duro, in cui il male di vivere mi ha adombrato l’anima ed il corpo portandomi sull’orlo del baratro. Ho ricevuto dalla mia famiglia un’educazione cristiana, la fede mi ha sempre accompagnato fino a farmi aprire gli occhi, facendomi capire che potevo realizzarmi ugualmente offrendo il mio tempo ai fratelli in difficoltà che vivono in strada».

Con gli occhi aperti e un nuovo sogno nel cuore la sua vita si è rivolta ai cosiddetti invisibili: «Ogni volta che sono fuori, il mio sguardo è attento e volto a capire se posso essere d’aiuto a chi si presenta sul mio cammino. Come ho già raccontato, ho avuto il dono di conoscere Giuseppe Messina, una persona che dedica la sua vita per il prossimo, fondatore  dell’Associazione Insieme di cui sono volontario e di due case famiglia dove alloggiano gratuitamente tante tra le persone che prima erano in strada. La vita quotidiana, le difficoltà, soprattutto in questo momento di crisi, per me che gestisco delle attività commerciali, mi portano a dedicare tanto tempo al lavoro, ma la semina fatta in passato sta portando frutti: molti amici che il Signore mi ha dato la grazia di coinvolgere nel servizio ai fratelli di strada si stanno impegnando in progetti importanti, creando una rete in cui ognuno porta il suo contributo per recuperare quanti si sono persi o vivono momenti di difficoltà».

Nella foto: Giuseppe con uno dei suoi due figli

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Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania, docente di Lettere al liceo e a contratto presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'ateneo catanese. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", con il mensile per ragazzi Mondo Erre, con siti/radio/tv che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile, della scuola, della dimensione religiosa. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione tra oratorio e scuola; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, c'è la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, Il Sicomoro, le Edizioni San Paolo con cui ha pubblicato di recente un libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".