«È meglio che uno solo muoia…». Il pilota, Sansone e Gesù

Chissà cos’è passato nella sua mente e nel suo cuore in quegli interminabili otto minuti. Chissà se è stato un gesto pianificato o la terribile ispirazione di un momento, scattata al presentarsi di un’opportunità imprevista nel momento in cui il comandante si è assentato per qualche istante. Chissà se gli è venuto voglia, in un ultimo istinto di sopravvivenza, di puntare nuovamente il muso dell’aereo verso il cielo, oppure se le montagne hanno attirato inesorabilmente, come una gigantesca ed acuminata calamita, il suo sguardo e le sue mani. Chissà perché un giovane che amava volare ha trovato la terra tanto orribile da non volerci più tornare, e da voler trascinare con sé altre vittime ignare ed incolpevoli.

“Muoia Sansone e tutti i Filistei”. Nella Bibbia, Sansone è una figura positiva, una prefigurazione di Gesù, che ottiene qualcosa che viene visto positivamente (la distruzione dei Filistei) dando la propria vita. Eppure, nonostante la grandiosità tragica della figura di un cieco che distrugge un palazzo facendolo rovinare su di sé e sui suoi nemici, il messaggio di Cristo è molto diverso. Cristo vedeva il male nel mondo in modo sicuramente più chiaro, più netto e più apparentemente disperante di quanto abbiano potuto vedere Sansone ed il giovane pilota di Germanwings. Eppure la sua risposta non è stata quella di distruggere il male distruggendo i peccatori, bensì morendo lui per loro.

Nel Vangelo di Giovanni si trova una frase apparentemente del tutto cinica, ma di cui l’Evangelista dà un’interpretazione sorprendente. “È meglio che un uomo solo muoia per tutto il popolo”, dice il sommo sacerdote. Ragion di Stato, il fine giustifica i mezzi, il bene maggiore e così via. Ma Giovanni chiosa che egli disse così “perché” era sommo sacerdote. Nonostante ragionasse grettamente e fosse nemico di Cristo, secondo Giovanni, egli parlò ispirato da Dio, e comprese che la morte di Gesù non solo sarebbe stata la distruzione di un uomo scomodo ai potenti, bensì anche la salvezza di tutto il popolo.

Davanti al mistero della vita e della morte, dell’oscurità di una mente malata, della fine di molte vite giovani e meno giovani, di un gesto inesplicabile non ci sono dietrologie da fare, né tantomeno si può “cogliere l’occasione” per uno sfoggio di spiritualità o cultura biblica. Si può e si deve solo tacere e pregare. Ma anche questa inesplicabile tragedia, forse, ci può aiutare a vedere, in filigrana e in controluce, la bellezza del dono della vita di Cristo, morto per noi, e morto anche, sicuramente, per tutte le persone – pilota compreso – che hanno visto avvicinarsi una montagna e poi solo l’abbraccio di Dio.

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Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Formatasi presso insegnanti quali Paul Badura Skoda, Konstantin Bogino, Sergio Perticaroli, e diplomatasi appena sedicenne, Chiara Bertoglio ha tenuto il suo primo recital ad otto anni, ed il suo primo concerto con orchestra a nove; si è in seguito esibita nelle più importanti sale italiane ed estere, fra cui la Carnegie Hall, il Concertgebouw di Amsterdam, la Royal Academy di Londra, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, collaborando con musicisti come Leon Fleisher, Ferdinand Leitner, Marco Rizzi e molti altri. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, e con un master in teologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.). Impegnata nell’approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull’argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.