La carne e il corpo

La carne e il corpo

Nella Bibbia il corpo non è appena una parte della persona, il contenitore esterno. È tutta la persona intera, vista nel suo essere viva, concreta e limitata. Il corpo riassume e riunifica tutto l’essere. E in quel corpo Dio abita come in un Tempio (Cfr.1 Cor 6,19).

Alcuni cristiani ne ricavano che il corpo deve evitare di contaminare con le sue “bassezze”, lo Spirito che lo abita. Andare in bagno, soffiarsi il naso, lavarsi la faccia, andare dalla parrucchiera sono cose poco spirituali. Non parliamo poi dei piaceri che il corpo può regalare! Accettano il corpo che soffre, ma non quello che gode.

Ma la Bibbia non dice questo. Il corpo è tempio di Dio. E come il tempio, anche il corpo vale perché ci dà identità e rende presente, visibile, lo Spirito Santo, cioè la bellezza e il piacere di Dio.
“Dare corpo” è un tentativo per riappropriarsi di questa lettura biblica sul corpo. Ci prepariamo alla Pasqua. Cioè a far si che il nostro corpo, dopo essere morto a ciò che lo fa morire, fra 40 giorni possa godere della vita di Dio, regalataci da Cristo, che si traduce in un corpo che, offerto per amore, ci rende felici.

La Quaresima è fare spazio allo Spirito. Che non è una parte dell’uomo, a scapito di un’altra. Ma un modo globale di comportarsi, di chi si affida a Dio e lascia che sia Lui a operare prodigi nella propria vita. Per la Bibbia lo Spirito, non si oppone al corpo, ma alla carne. “Carne” non indica il corpo che gode, ma tutt’altro. Indica chi vuole salvarsi da sé, essere felice con le proprie forze, contando solo su sé stesso.

Allora vivere il corpo come oggetto, manipolarlo, cambiarlo perché sia come io lo voglio avere, non è secondo lo Spirito. Vivere il corpo come maschera, schermo; da scolpire, pitturare, perché dica ciò che io voglio e solo quello; o ridurre il corpo ad abitazione, luogo, strumento che faccia ciò che noi vogliamo; o ancora sfruttare il corpo, consumarlo, cercarne esperienze limite, perché ci faccia “sentire” qualcosa ad ogni costo; tutto questo non è secondo lo Spirito, perché svaluta il corpo.

Perché non esiste un cristianesimo senza corpo. La fede cristiana sta tutta qui: “Questo è il mio corpo, dato per voi”. Perciò non esiste nemmeno una spiritualità cristiana, che opprima, svaluti, e neghi il corpo. È l’amore che guida al dono di sé, non l’autolesionismo.

Perciò non è secondo lo spirito nemmeno un corpo trascurato, abbandonato, subìto, ignorato. Soprattutto quando lo sacrifichiamo per dimostrare a Dio di essere “bravi”, o ci auto imponiamo di stare ad ogni costo dentro alle regole, sperando così di “comperare” Dio. Questo non produce i frutti dello spirito: amore, gioia, pazienza, benevolenza, fedeltà, dominio di sé. Ma produce rigidità, paura, tensione, chiusura, diffidenza, dominio dell’altro. La conversione è cambiamento di mente, di mentalità, non costrizione del corpo.

“È forse questo il digiuno che bramo? Il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?” (Is. 58,5-6).

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Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo "Un Dio inutile".