Alessandro: la sete di Dio

Alessandro: la sete di Dio

Alessandro Griotti esordisce senza mezzi termini: “La mia è una storia di speranza perché ho incontrato Dio, e questo incontro è avvenuto attraverso la malattia”. Alessandro era infatti un ragazzo di diciannove anni quando gli vengono diagnosticati gravi problemi renali. La sua prima reazione è quella di rifiutare la malattia, di ignorarla: “Non avevo voglia di niente”, ricorda, “capivo che ero malato ma non accettavo questa realtà. A rileggere la mia vita, a guardare al mio passato, mi convinco che Dio era già lì, e mi prendeva per mano. Eppure non lo vedevo, ero ribelle”.

In questo periodo, Alessandro è forzato dalla situazione ad accettare la malattia che sta vivendo, ma in modo, per così dire, passivo: è obbligato a fare i conti con la realtà, ma il rifiuto prende forme diverse e non meno opprimenti. Alessandro si chiude in se stesso; passa le giornate sul divano, a guardare la televisione, sentendosi stanco di tutto, demotivato. In parte si trattava, naturalmente, di una conseguenza tipica delle malattie renali, che provocano sfinimento e debilitazione; in parte era anche una logica conseguenza delle privazioni alimentari cui doveva sottoporsi. Frutta e verdura erano praticamente assenti dalla sua dieta, per i loro contenuti di sali ed acqua; la pasta era razionata; ma, soprattutto, non poteva bere ed idratarsi. “Sono esperienze che insegnano il valore delle cose”, sostiene. “Siamo abituati a bere senza far caso a quanto l’acqua ci possa dissetare; passando un’estate in dialisi, in cui un bicchier d’acqua è un sogno proibito, si comprende la preziosità di questi doni”.

Al di là di questi fattori oggettivi, tuttavia, Alessandro riconosce che questo abbattimento aveva più che altro origini interiori. Frattanto, la mamma di Alessandro cercava un aiuto spirituale, che la aiutasse a dare un senso alla sofferenza del figlio: approda ad un gruppo di Rinnovamento nello Spirito, che inizia a frequentare sempre più intensamente, cercando anche di coinvolgere il figlio.

Dapprima riluttante, Alessandro inizia a sua volta un cammino costantemente segnato da una domanda cruciale: chi è Dio? E, di riflesso: cosa fa Dio per me? “Pregavo, partecipavo alle liturgie, lodavo Dio con il gruppo”, dice ora Alessandro; “ma, in fondo, mi chiedevo solo come risolvere la mia malattia”. Era una fede ancora funzionale alla guarigione, per così dire; non ancora la dimensione dell’abbandono fiducioso e totale alla provvidenza divina. “Volevo guarire”, sostiene, “senza pensare che la mia salvezza era la malattia”.

Si percepisce, nello sguardo di Alessandro, che un’affermazione di questa portata e tanto paradossale può scaturire solo da un’esperienza vera, forte, profonda. Proprio nella malattia e nella sofferenza, infatti, Alessandro giunge ad una consapevolezza cruciale nel suo cammino di fede, e dice a Dio: “Io ti ho trovato; a questo punto non mi importa più niente anche di restare in dialisi per tutta la vita”.

A questo grandissimo atto di abbandono e di fiducia, Dio fa immediatamente seguire la sua risposta. Tre giorni dopo, Alessandro riceve la telefonata dall’ospedale: è accertata la compatibilità fra lui e la sua mamma, ed è possibile il trapianto di reni.

“Trovare Dio, però, era quello che più volevo, e Lui lo sapeva. Se mi avesse fatto guarire prima, non Lo avrei trovato. Per questo, benedico Dio per la mia malattia. Non è più la fede del bimbo coccolato da Dio, ma la chiara coscienza dell’azione misericordiosa e provvidente di Dio nella mia vita”.

Foto: Flickr

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Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Formatasi presso insegnanti quali Paul Badura Skoda, Konstantin Bogino, Sergio Perticaroli, e diplomatasi appena sedicenne, Chiara Bertoglio ha tenuto il suo primo recital ad otto anni, ed il suo primo concerto con orchestra a nove; si è in seguito esibita nelle più importanti sale italiane ed estere, fra cui la Carnegie Hall, il Concertgebouw di Amsterdam, la Royal Academy di Londra, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, collaborando con musicisti come Leon Fleisher, Ferdinand Leitner, Marco Rizzi e molti altri. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, e con un master in teologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.). Impegnata nell’approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull’argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.